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| | Questa settimana a Sotto Accusa parleremo della vicenda che ha visto coinvolto Russotto 2 settimane fa, uno dei giovani talenti italiani più fulgidi
RUSSOTTO: SENZA GEA NON VAI AVANTI
( tratto da www.goal.com )
Ancora veleno sugli scambi di mercato che ruotano attorno ai giovani talenti nostrani. Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, lancia velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivavio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma ora intervistato da Radioincontro chiarisce come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio". Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea. De MIta nega risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Mentre si profila un'inchiesta federale sulla vicenda, esce dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore, ora in forza al Treviso, a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".
COMMENTO
Che aver fondato anche in Italia, sul modello delle grandi società americane, una società di procuratori che si occupi a 360 gradi delle necessità e delle problematiche di un calciatore e non solo sia stata una grandissima intuizione è indubitabile. Alla GEA inoltre, e parlo per esperienza diretta, ci sono fior fiore di professionisti e sanno fare ottimamente il loro mestiere. Una tale concentrazione di forze e potere ha suscitato le proteste di chi si è trovato spiazzato e ha avuto come conseguenza la nascita di altre società concorrenti come la PENTAGON. Il fatto che sia di proprietà di "tanti figli di..." spiega da un lato uno dei motivi del successo e dall' altro evidenzia un conflitto di interessi notevole, ma che è nella realtà delle cose. Esemplificando il concetto, non si può impedire ai figli di Moggi, Capello, Lippi, Calleri, Tanzi ecc ecc di lavorare nello stesso campo del padre, come succede migliaia di volte nella vita di tutti i giorni. Che poi il successo o l' insuccesso di un gocatore possa essere influenzato dall' appartenenza ad una scuderia piuttosto che a un' altra è un fatto noto e provato. Ho visto Russotto due anni fa nel Torneo Rocco di Gradisca con la Nazionale Under 17 e mi colpì per talento e bravura. sentiremo sicuramente parlare di lui. Emergerà anche senza avere un procuratore legato alla GEA, come molti altri. Il problema della concentrazione del potere del calcio in poche mani è talmente evidente che anche solo sottolinearlo è ridondante ma risolverlo, con una normativa ad hoc, è utopico tanto quanto credere che possa esistere un mondo senza guerre. La colpa non è di quello che fanno i figli di, ma che i loro padri dopo decenni siano ancora ai posti di comando.
| | | | | IL BIANCO E IL NERO DELLA DOMENICA
Cosa tenere e cosa buttare della ottava giornata di serie A

I GOLEADOR DI SCORTA- Il campionato si consegna in mano alle tre sorelle, per le altre, Fiorentina esclusa, ci sono solo le briciole. Per una volta i protagonisti non sono i fuoriclasse, ma i cosiddetti attaccanti di scorta: Mutu, Zalayeta, Filippo Inzaghi e Cruz mettono il loro sigillo sulle partite delle big. Se aggiungiamo Ibrahimovic, che fin qui con il gol non aveva grande feeling, ci rendiamo conto che la forza di queste squadre risiede anche nelle alternative, più o meno di lusso, alle bocche da fuoco in fase realizzativa. Voto 8
ROMA E LAZIO- Finisce pari il tanto atteso derby capitolino, con il solito contorno di incidenti prima del via e con l’ ennesimo lancio di una monetina dalle tribune in campo, a dimostrazione che all’ Olimpico gli imbecilli stanno anche in tribuna. Uno spettacolo tecnicamente modesto tra due squadre con le zone alte della classifica avranno poco da spartire, che aumenta il rimpianto per le sfide che valevano lo scudetto di fine anni Novanta, anche se sembra un secolo fa. Voto 5
PAPARESTA- Colpito da una monetina in pieno volto, è stato bravissimo a minimizzare l’ episodio e a riprendere il gioco dopo le cure del caso. Ha saputo tenere in pugno una partita dai contenuti agonistici accesi, in assenza di quelli tecnici. E’ tornato ad altissimi livelli. Voto 9
ZAMPAGNA E COMPAGNI- Non mancano solo i punti in classifica, sette in meno rispetto ad un anno fa, meglio solo di Lecce e Cagliari, rispettivamente meno undici e meno dieci. Lo spettacolo offerto dai gialloneri siciliani nell’ anticipo contro l’ Ascoli è stato censurabile anche per il comportamento dei giocatori in campo. Iliev ha pesantemente simulato nel rigore a favore ottenuto dai padroni di casa, poi D’ Agostino e Rezaei rei di testate e spintoni verso gli avversari Domizzi e Comotto, infine il prode Zampagna che finiva espulso per proteste e tentativo di colpire l’ arbitro. Serve un cambio di rotta per non interrompere la favola della serie A. Voto 3
OBINNA E TAVANO- Uno è nigeriano, in prestito dall’ Inter, l’ altro uno scugnizzo di origine napoletana. I loro gol consentono a Chievo ed Empoli di continuare a volare e scalare le zone nobili della classifica. Due splendide azioni personali dei due giovani attaccanti che l’ anno prossimo, se non prima, faranno il grande salto e che valevano da sole il prezzo del biglietto. Non è poco, vista la magra degli ultimi tempi. Voto 7,5
CELLINO- Certo che assumere un tecnico che non aveva mai allenato né in serie A né in B per risolvere una crisi che aveva dato i suoi primi segnali dal marzo scorso, mese dell’ ultima vittoria in campionato, è stata davvero una genialata. La squadra è a pezzi e senza Zola, mai tanto rimpianto, sarà durissima salvarsi. Tanto vale esonerare anche Ballardini e chiamare qualche sergente di ferro alla Mazzone o alla Sonetti, rotti a mille avventure, per cercare di salvare il salvabile. Voto 2
TONI E FULMINI- Maglietta decisamente beneaugurate quella donatagli dalla Curva Fiesole. Luca Toni è il terminale d’ attacco e trascinatore dell’ ambiziosa Fiorentina di mister Prandelli e patron Della Valle. Caracciolo è un giovane promettente e sta crescendo bene, ma a Palermo qualcuno si sta mordendo le mani. Voto 8
GILARDINO – Quando rientrerà Shevchenko e con la sovrumana fame di calcio e di gol del compagno Inzaghi, quale posto ci sarà per il centravanti della Nazionale? Proteggiamolo, dentro e fuori dal Milan gli stanno scavando la fossa. Sos. Voto 5 di incoraggiamento
IL SEGRETO DI CAPELLO- Da quando è alla Juventus è sempre stato in testa al campionato. Il segreto lo svela lui stesso: “ Qui c’è una struttura che filtra e ammortizza i problemi, altrove li dovevo risolvere tutti io. La differenza tra la Juventus e le altre è tutta qui, e non è poca”. Voto 7 per la sincerità
LA GRAVIDANZA DI ILARY- L’ unica ancora a pancia piena dopo un derby in tono minore. Il tam tam mediatico su quando partorirà francamente ha stancato. S.v.
| | | | | TRENTA RIGHE: BOBO....GOL?

Il goleador dell’ estate è a fine ottobre ancora senza gol in una partita ufficiale con la maglia della sua nuova squadra. Una notizia che non ha nulla di incredibile se riguardasse un calciatore di secondo piano, magari giovane e straniero, che gioca in una squadra di mezza o bassa classifica. Invece si tratta del centravanti del Milan Bobo Vieri, oltre 100 gol in serie A in maglia nerazzurra, quella che è stato eufemisticamente “costretto” a lasciare per qualche milione di euro. Un gol a dire il vero lo ha segnato, in maglia azzurra, nella impegnativa partita di qualificazione contro la fortissima Moldova, sfruttando un assist di Del Piero che bisognava solo spedire nella porta sguarnita. Secondo le dichiarazioni ufficiali dell’ ambiente rossonero era tutto previsto e preventivabile, sottolineando infatti che il giocatore è da anni che non è così magro, facendo indirettamente un complimento alla sua professionalità degli anni passati, e che se Milan Lab ha resuscitato Crespo, che tornò al gol a novembre dopo i guai in maglia Chelsea, ce la farà sicuramente anche con il vecchio Bobone. Il quale non dimentichiamolo va per i 33 anni, che, per chi ha una muscolatura pesante e periodicamente soggetta a infortuni , rappresentano l’ età del declino. La forte concorrenza di Gilardino e ora anche dell’ amicone Inzaghi e le due giornate saltate ad inizio torneo per una vecchia squalifica ancora da scontare sono un’ altra giustificazione dei sostenitori del Bobone nazionale, schiera che conta molti nuovi adepti anche fra alcuni giornalisti della carta stampata e della tv, un tempo implacabili a smascherare fughe dal ritiro o le nottate passate nei sancta sanctorum del divertimento milanese. Tutto quindi idilliaco in questa bella favola di uno dei cavalieri dell’ età moderna? Spolverando quella sottile patina di fantastica ipocrisia, si potrebbe obiettare che se Vieri era stato comprato per decidere quelle partite che non si riuscivano a sbloccare per la mancanza di un ariete sta fallendo in pieno il suo compito. Partite come quelle contro il Psv Eindhoven, tanto per intenderci. Per carità corre e si sbatte, ma non riesce a tirare e quando lo fa ha sciupato diverse palle gol. Gattuso, con la solita schiettezza, tempo fa lo ha paragonato a Fantozzi. Sarà anche sfortuna, ma la sensazione di pesantezza fisica e poca sintonia con il gioco milanista resta intatta. Il turnover resta una magnifica scusa per far accettare panchine e tribune, ma arriverà presto il momento di bloccare la formazione titolare e, se non si vuole svilire l’ investimento su Gilardino, che faticosamente sta ritrovando con continuità la via del gol, fare delle scelte. Sia per Lippi che per Ancelotti, che forzatamente o meno non vogliono e possono rinunciare a Bobo. Il quale fa sempre la solita vita, collezionando belle donne e chiudendo i locali con gli amici. Come fanno molti suoi colleghi e uomini della sua età. Come quand’ era all’ Inter. | | | | | Questa settimana per questa rubrica ho scelto di pubblicare un articolo di Andrea Cinquegrani della " Voce della Campania ", ripreso dal portale TIFONET, che spiega come funzionano molte cose nell' universo calcio. Il pezzo è datato novembre 2004 ma, visti alcuni fatti recenti, è ancora molto di attualità...
I SEGRETI DELLA NAPOLI SOCCER
di Andrea Cinquegrani

Napoli Soccer, la società dei misteri. Un piccolo capitale sociale, appena 120 mila euro, detenuti al 90 per cento da una fiduciaria del calibro di Romafides, emanazione diretta del gruppo Capitalia. Le briciole, 12 mila euro, fanno capo direttamente ad Aurelio De Laurentis e alla consorte, la francese Jacqueline Baudit. Come mai è scesa in campo la creatura di Cesare Geronzi, già balzata alle cronache per essere fra i protagonisti nel variopinto azionariato di Gea?
MOGGI & GEA Facciamo un piccolo passo indietro e vediamo di che si tratta. Gea, in pratica, controlla una grossa fetta del mondo pallonaro, gestendo i cartellini di un centinaio di pezzi pregiati del mercato calciatori, controllando un bel po' di allenatori, sotto l'ala protettiva dell'inossidabile Luciano Moggi, direttore generale della Juve. A possedere le azioni Gea sono Riccardo Calleri, rampollo dell'ex presidente di Lazio e Torino, col 10 per cento delle azioni, mentre il restante 90 per cento è suddiviso in parti uguali fra due sigle, Football management e General Athletic. La prima capitanata da Alessandro Moggi, figlio di Luciano e sul punto di assumere le redini del Napoli (poi il testimone è stato affidato a Pierpaolo Marino, braccio destro del patron dell'Udinese Pozzo, che voleva dar la scalata proprio al team partenopeo). La seconda fa invece capo ad altri tre rampolli eccellenti: Andrea Cragnotti, figlio dell'ex timoniere della Lazio, Francesca Tanzi, al vertice delle sforacchiate sigle turistiche del gruppo Parmalat, Chiara Geronzi, volto del Tg5 e prediletta di Cesare. Ognuno dei tre detiene il 20 per cento delle azioni di General Athletic, ma il rimanente 40 per cento - fino a qualche mese fa - è stato controllata da Romafides. Per mesi e mesi, tra Roma e Milano, si sono rincorse voci su voci: chi sarà mai il socio occulto di Gea protetto dietro lo schermo della fiduciaria capitolina?
MISTERO FILMAURO Torniamo al Napoli Soccer e ai suoi misteri. La platea azionaria è subito sintetizzabile: De Laurentis ha appena 9 mila euro (meno di 18 milioni in vecchie lire) in dote, la moglie transalpina Jacqueline 3 mila euro, mentre la quasi totalità delle quote è targata Filmauro, una delle sigle di punta nel vasto arcipelago cinematografico, e non solo, del neo padrone della squadra partenopea. A chi fa capo Filmauro, che ha un carburante in dote da 936 mila euro? Al solito, gli spiccioli restano in famiglia, con 93 mila euro intestati alla dinamica Baudit (che a sua volta è fra gli azionisti dell'Editoriale Messaggero Veneto e delle Venete Industrie Tipografiche). Il malloppo, 842 mila euro, è targato, appunto, Romafides - Fiduciaria e Servizi spa, sede a Roma, nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, presidente Aldo Confessore, amministratore delegato Francesco Bartocci, massa fiduciaria amministrata pari alla bellezza di 945.000.000,00 di euro. Non poco, anche per una 'figlia' di Capitalia. Un vero e proprio crocevia di partecipazioni, quello messo su da Filmauro. La società, infatti, possiede consistenti pacchetti azionari in una sfilza di sigle: da quelle, evidentemente, cinematografiche (Radio Filmusica, Adel Productions, Cineparco, Cineservices, Cinecittà Studios, Esercizio Schermi Italiani, Società Udinese Teatri e Cinematografi, Cinema Europa), ad altre dei tipi più vari (Auro Servizi, Inve-Fin, Dinamica, Olimpia 80 Immobiliare, Theatres Management, Trastevere Immobiliare e Gestioni, Auro Calcio 2000). E proprio quest'ultima, Auro Calcio 2000, era entrata in scena, quattro anni fa, proprio per cercare di dare la scalata al Napoli. De Laurentis, allora, organizzò un incontro con i giornalisti e gli addetti ai lavori al Circolo della stampa, per annunziare il grande evento che, dopo pochi giorni, si trasformò in un clamoroso flop. "Per questo stavolta - osservano alcuni operatori romani - il produttore si è mosso in maniera ben diversa. Allora era partito da solo, stavolta ha pensato di coprirsi le spalle. E bene". E infatti, Auro Calcio 2000, spa da 1 miliardo di vecchie lire, nasce a ottobre 1999. I soci? Presto detto, anche stavolta: 10 per cento di quote intestate De Laurentis, con il 90 per cento riconducibile alla solita, ubiqua Filmauro. "C'è solo da sperare - viene aggiunto - che lo 'sfizio' del pallone non gli passi presto, come è avvenuto con il bingo. Per Napoli sarebbe l'ennesimo disastro". Ma cosa c'entra il bingo? "Anche lui si era buttato a capofitto - è il commento - come parecchi altri in quello che sembrava essere l'affare del secolo. Che invece si è rivelato un buco nell'acqua".
BINGO FLOP Un anno fa, proprio De Laurentis aveva pensato bene di investire in quel settore che - auspici l'ex ministro Enzo Scotti e il dalemiano doc Luciano Consoli - pareva destinato a sbancare fra gli italiani, con un pullulare di sale e sale per i nostri scommettitori. A ottobre 2003 spunta Europa Bingo, voluta da De Laurentis in persona, il quale, non soddisfatto, mette in campo qualche mese dopo, a marzo di quest'anno Auro Bingo. Un autentico flop. Ora entrambe le società sono in liquidazione. "Piccole sigle, da 5 o 10 mila euro - si commenta ancora - non ci ha perso poi chissà cosa. Preoccupa piuttosto la rapidità nel cambiar rotta e lasciare baracca e burattini". Cosa che potrebbe succedere anche con Napoli Soccer? Gli 'scommettitori' assicurano di no: proprio perché, stavolta, l'operazione sarebbe 'sicura'. Come? Grazie proprio alla protettiva ala di Romafides. Vediamo, allora, quali sono gli scenari possibili. E chi possono essere i 'padrini' dell'operazione Napoli Soccer che ha sbaragliato, in piena calura ferragostana, una folta concorrenza: Luciano Gaucci in primis, che si era già assicurato dalla fallimentare il titolo sportivo, sponsor Paolo Cirino Pomicino; il mattonaro rosso Paolo De Luca, al vertice del Siena calcio; il già citato Pozzo, che comunque - a quanto pare - resta in ottimi rapporti, anche economici, con la Napoli Soccer, via Pierpaolo Marino; più le varie cordate vesuviane, azzurre & codazzi locali. "Il nodo di tutto - viene spiegato in ambienti pallonari romani - sta nell'individuare chi può essere il socio occulto che, tramite lo schermo di Romafides, è in grado di assicurare ossigeno alla società numero uno del gruppo De Laurentis, Filmauro, e di conseguenza offrire una garanzia per l'operazione Napoli Soccer". Operazione non da poco. Ma, a quanto pare, la ricerca dovrebbe essere molto ristretta. Due o al massimo tre le opzioni sul tavolo. Vediamole in rapida carrellata.
LE PISTE Una prima strada porta a Roma capoccia, ovvero Capitalia. "C'è un indizio intrigante - notano in ambienti dello spettacolo capitolini - proprio una società di produzioni cinematografiche, Film World, che da un po' a questa parte sta spopolando, con commesse milionarie da parte di grossi gruppi come Telecom, Tim, Pagine Gialle". Chi sono i primattori di Film World? Benedetta Geronzi, sorella di Chiara e figlia di Cesare. Ma c'è un altro partner doc nell'azionariato: Luigi Carraro, figlio di Franco. E poi - assicurano a Roma - "i rapporti con la Lega e la Federazione sono nettamente migliorati, dopo l'arrivo di De Laurentis. Uno che vuol dare la scalata al Palazzo, un po' come ha fatto rapidissimamente il patron della Fiorentina Diego Della Valle, che ora sta già facendo la voce grossa in Lega". L'altra strada porta a Milano, ovvero al cavaliere. Sono noti, infatti, i più che ottimi rapporti tra Silvio Berlusconi e Aurelio De Laurentis, a partire dal campo cinematografico. Come del resto sempre buoni erano state le relazioni tra Fininvest e Medusa con il gruppo Cecchi Gori. "L'ossatura base del Napoli - notano operatori di mercato - è fatta con i gioiellini del Milan Pozzi e Abate. L'ex ala destra del Milan Roberto Donadoni fino all'ultimo è stato in corsa per la panchina, così come Paolo Taveggia per il versante gestionale. A quel punto la cosa sarebbe stata troppo evidente. Hanno preferito qualcosa di più defilato. Comunque il Cavaliere, col solito fiuto, ha capito che Napoli è una grande piazza da sfruttare. E si sa, le operazioni sportive finiscono per diventare sempre politiche". E con le elezioni che si avvicinano...Una soluzione, comunque, potrebbe non escludere l'altra. Il tutto sotto il vigile, paterno sguardo di Lucianone Moggi. Il sempreverde re di tutti i mercati.
COMMENTO
Alcuni intrecci tra politica, economia e calcio sono uno dei mali del nostro calcio che sembrano ormai endemici. Che una certa lobby di potere esista in questo sport - business, con conseguente conflitto di interessi, è sotto gli occhi di tutti. Il problema principale è credere che tutto si decida ancora sul campo e che tutti siano messi nelle migliori condizioni per competere alla pari. Ho qualche dubbio in proposito. Nessuno mi leva dalla testa l' idea che, dietro alla crisi economica, ai biglietti troppo cari e alla indigestione di calcio in tv a prezzi stracciati, il motivo scatenante per cui gli stadi si svuotano è che molta gente non crede più a questo calcio e soprattutto ai ( soliti ) nomi e cognomi che lo governano.
| | | | | IL BIANCO E IL NERO DELLA DOMENICA
Cosa tenere e cosa buttare della settima di serie A

DEL PIERO- Forse ha davvero compreso il suo ruolo. Decidere quelle sette – otto partite l’ anno con le sue giocate e le sue invenzioni. Si può essere decisivi per i successi della squadra anche contro Messina e Ascoli. Per Milan e Inter ci possono pensare gli altri.
DELIO ROSSI- Al di là di ogni discorso sulla moralizzazione del calcio, assumere Delio Rossi è stata finora la scelta migliore di Lotito. E’ un tecnico che sa insegnare calcio e ricavare il massimo dal materiale umano a disposizione che, alla Lazio, non è dei migliori. Se resiste alla centrifuga derby, si toglierà molte soddisfazioni
DI MICHELE- Se solo fosse stato più continuo nella sua carriera avrebbe ambito ad altri traguardi. Ad Udine ha raggiunto la sua dimensione e con Iaquinta forma una splendida coppia gol. Se in Nazionale ci va ancora Vieri, perché non dovrebbe farci un pensierino anche lui?
TOSTO- Il razzo lanciato a fine partita rovina la domenica anche a lui, onesto terzino mestierante di categoria che per una domenica ruba il palcoscenico ai campioni. L’ Ascoli di Giampaolo sarà un avversario difficile per tutti in casa. Anzi, Tosto.
INZAGHI E BURDISSO- Sono stati lontani dai campi di gioco per lungo tempo, per motivi diametralmente opposti ma importanti. Domenica hanno fatto il loro debutto stagionale salutato da lunghi applausi. Meritati. Il peggio è alle spalle, finalmente si può solo pensare al calcio.
GLI IMBECILLI DI ASCOLI- Due ragazzini hanno rischiato di trasformare una giornata di festa per i marchigiani in un dramma, con un gesto sconsiderato, premeditato quanto criminale. Un plauso alla curva che non li ha coperti. Il motorino lanciato dagli spalti di San Siro due anni fa non ha insegnato nulla nemmeno a chi dovrebbe vigilare anche quando si aprono i cancelli verso la fine delle partite. Sotto a chi toccherà la prossima volta.
LA TRIADE NERAZZURRA- Adriano, Facchetti e Moratti. Sbagliano tutti. Il primo perché quando va in Sudamerica riesce in un modo o nell’ altro a tornare sempre in ritardo. Il secondo, in compagnia degli altri dirigenti, scompare nel momento in cui ci sarebbe bisogno di mettere la faccia per rimediare al modo dilettantesco in cui viene gestita la società. Il terzo perché non può concedere ai giocatori privilegi inimmaginabili in altri luoghi e decidere personalmente di revocare multe o elargire permessi, delegittimando ulteriormente quel poco di credibilità che hanno i suoi dipendenti
CARINI- Non c’è più dubbio. L’ Inter si è presa un pacco completo dalla Juve dalla cessione di Cannavaro. E’ stato prestato al Cagliari per valutarne in un anno intero le potenzialità. E’ tra i maggiori responsabili della situazione rossoblu in campionato. Dubito arrivi alla fine dell’ anno. Quello solare.
SPALLETTI- Pensavo fosse impossibile fare peggio dell’ anno scorso. Ci sta riuscendo. Scelga un modulo e gli undici che gli danno più garanzie, senza guardare in faccia a nessuno. Il derby può essere il suo salvagente o la sua condanna. Definitiva.
CANNAVARO- Dopo la mannaia mediatica che ha travolto Materazzi, è giusto ricordare che anche il capitano della Nazionale a volte commette falli durissimi, censurabili e che meriterebbero l’ espulsione.
| | | | | TRENTA RIGHE: RIDATE IL PALLONE A CASSANO

La notizia del suo infortunio in allenamento mi ha sollevato. Sì, perché era da tempo che non ricordavo un qualsiasi lancio di agenzia o articolo su un quotidiano sportivo che riguardasse il calciatore Antonio Cassano. Finalmente se non viene schierato in campo c’è un valido motivo, per una ventina di giorni non si dovrà ricorrere alla pantomima del firma o non firma come “conditio sine qua non“ per potere almeno partire alla pari nelle scelte di mister Spalletti. Intendiamoci, il fantasma che si è visto stancamente caracollare in campo nelle misere due apparizioni in campionato sembra il famoso fratello scarso che pare capitato per sbaglio su un rettangolo verde. Cassano da mesi ormai non è più un calciatore, ma un ragazzo mal consigliato dal suo procuratore e preso in giro dalla società Roma che ad inizio anno gli offre un sontuoso contratto quinquennale e poi, dopo i rinnovi milionari di Totti, comprensibile, e di Montella, meno comprensibile ma qui entra in gioco la spalmatura dell’ ingaggio, gli propone l’ esatta metà. Chiaramente dietro il famoso rifiuto dell’ entourage del barese di accettare oltre un mese fa i 16 milioni di euro di ingaggio per 5 stagioni c’è dell’ altro che il semplice risentimento per il voltafaccia della coppia Sensi figlia – Pradè: significa che il suo procuratore ha in mano una offerta pari o superiore, comprensiva magari di “una tantum” per aver dovuto sopportare questa situazione insostenibile del rinnovo del contratto. Non siamo finte verginelle per non sapere cosa si cela regolarmente dietro a tutte quelle trattative che precedono di uno o due anni la scadenza di contratto di un giocatore importante. Periodicamente si alzano al cielo le urla di qualche dirigente, anche di società importanti, che grida all’ untore, ma concretamente è un giochetto che tutti fanno e che va bene a tutti, perché una volta ti va bene e una volta meno. E’ una delle regole non scritte che tiene in piedi l’ intero sistema. Detto dell’ imprudenza, per non dire altro, della dirigenza giallorossa per come ha gestito il caso, resta il problema che interessa ai tifosi romanisti e agli appassionati di calcio in ottica Nazionale: Cassano ha perso voglia di allenarsi, di sacrificarsi e persino di fare il suo calcio, che è sempre stato divertimento. Chi si è dimenticato il gol all’ Inter che lo rese famoso con controllo di testa prolungato e dribbling? Chi dimentica il Cassano che provocava gli avversari e li derideva dopo un tunnel? Chi ha dimenticato che è stata l’ unica cosa positiva dell’ avventura azzurra degli scorsi Europei ? E dire che di quel Cassano sia Spalletti che Lippi, alle prese con un deficit impressionante di fantasia, genialità e qualità negli attaccanti, ma anche Totti per avere uno che parla la sua lingua tecnica, ne avrebbero assoluto bisogno. A pensare male si potrebbe dubitare che si stia creando uno scenario per cui chi si farà avanti per portarlo via dalla Capitale sarà considerato un benefattore della Roma. Sarebbe veramente così ? | | | | |